“Parallelamente - spiega Giordani- è cresciuta l’insofferenza americana per il cosiddetto “burden sharing”, la condivisione degli oneri per la difesa, che Washington ha sempre considerato iniqua. Già negli anni Cinquanta il presidente Eisenhower avvertiva gli europei che "il pozzo americano potrebbe prosciugarsi". Da allora quasi ogni amministrazione americana ha sollecitato maggiori impegni finanziari dagli alleati d’oltre Atlantico, specialmente durante la guerra del Vietnam, sotto la presidenza di Reagan e nell’immediato dopo la caduta dell’URSS, quando, per tutta risposta l’Europa, ridusse le spese militari. Al 2006, con Obama, risale la fissazione del l'obiettivo informale del 2% del PIL. L’ascesa della Cina, inoltre, e la centralità assunta dallo scacchiere Indopacifico hanno alimentato i dubbi sull’utilità della NATO per il colosso americano, rilanciati anche a livello accademico da studiosi come John Mearsheimer o Stephen Walt.
Nato, l'Istituto diplomatico internazionale: "L'Europa si svegli subito"
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