L’Europa stacca ufficialmente il tubo del gas russo, scrivendo la parola fine su quattro anni di minacce più o meno reali sulla volontà di fare a meno del metano di Mosca.

Dopo un primo sì della Commissione europea, lo scorso dicembre, è arrivato l’accordo politico. Con i 27 Paesi membri che hanno adottato ufficialmente (Slovacchia e Ungheria hanno votato contro, annunciando addirittura ricorso, mentre la Bulgaria si è astenuta) i regolamenti per la graduale cessazione delle importazioni russe nell’Ue sia di gas naturale da gasdotto, sia che di Gas naturale liquefatto, ovvero Gnl. L’enfasi non è mancata, tanto che nella nota diffusa dal Consiglio Ue riunitosi ieri, il regolamento in questione è stato definito «una pietra miliare fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo di porre fine alla dipendenza dall’energia russa». Insomma, da oggi il mercato dell'energia europeo entra in una nuova dimensione, fatta, essenzialmente, di gas liquefatto importato per gran parte dagli Usa (discorso che vale soprattutto per l'Italia), di forniture di metano dall’Africa, anche e non solo grazie a teste di ponte come Eni e di rincorsa al nucleare.