Febbraio non è solo il mese della rata sul conto, ma anche lo spartiacque per migliaia di pensionati che percepiscono prestazioni “sensibili” al reddito. Entro il 28 febbraio 2026 deve arrivare all’Inps la dichiarazione reddituale relativa all'anno passato - tramite modello RED o altri canali – per confermare il diritto agli importi oggi in pagamento.

Nel mirino ci sono le pensioni integrate al minimo, le maggiorazioni sociali, la quattordicesima, gli assegni sociali e le pensioni di reversibilità con integrazioni legate alla situazione economica. Tutte prestazioni che l’Inps eroga a condizione che i redditi del beneficiario (e in alcuni casi del coniuge o del nucleo) restino sotto determinate soglie, verificando di anno in anno che i conti tornino.

La perdita della pensione o, più precisamente, delle sue componenti collegate al reddito non è automatica il 1° marzo, ma scatta al termine di un percorso a tappe, con tempi però ben definiti. Superata la scadenza del 28 febbraio senza aver inviato il RED, l’Inps avvia la procedura di sollecito: una comunicazione formale che concede ancora alcuni mesi per mettersi in regola.Se il pensionato continua a non rispondere, trascorsi i 60 giorni indicati nel sollecito l’Istituto sospende la prestazione collegata al reddito, azzerando la prima rata utile. A questo punto parte un nuovo conto alla rovescia: senza dichiarazione neppure nei 120 giorni successivi alla sospensione, la prestazione viene revocata definitivamente e si passa al ricalcolo di quanto percepito negli anni senza i dati reddituali dovuti.