Non hanno la minima idea di cosa succederà, dicono cose a caso. Preferirebbero che non accadesse, questo è ovvio: gli energumeni assassini dell’Ice in tenuta nazi-chic alle Olimpiadi Milano-Cortina, pensa che grana galattica. Ma non hanno il controllo della situazione né possono determinarla. Neanche si azzardano a chiedere all’amico americano, che non sai mai oggi come gli gira. Dunque: né il governo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, né il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana sanno rispondere alla domanda “vi risulta che arriveranno in Italia agenti dell’Ice o che siano già qui?”. Non sanno cosa dire ma lo fanno. “Se anche fosse”, ha risposto un paio di giorni fa Piantedosi. Non lo sa ma “se anche fosse che problema ci sarebbe? Sono le delegazioni straniere a scegliere all’interno del loro ordinamento a chi rivolgersi per assicurare la sicurezza delle delegazioni stesse”. Il lessico è contorto, intendeva: la sicurezza delle delegazioni straniere non dipende da noi, decidono loro. Se quella americana viene con l’Ice non ci possiamo fare niente. Non devono averla presa bene nemmeno al ministero, magari qualche dirigente di lungo corso, uno di quelli che capiscono le cose, gli avrà detto ministro, smussiamo. Forse, forse. Siamo nel campo delle ipotesi perché parliamo di gente che non sa cosa rispondere, o lo sa e non può dirlo (sarebbe persino meglio, purtroppo). Quindi un momento dopo era “assolutamente no, da escludersi categoricamente”: fonti del ministero, che è come si dice quando nessuno ci mette la faccia. Stacco. Passano ventiquattr’ore ed ecco che Attilio Fontana restringe il perimetro. No, non vengono a fare da guardie del corpo alla delegazione, quelli dell’Ice: vengono solo per Vance e Rubio. Mezz’ora e fa smentire. “Il presidente ha risposto a una domanda che conteneva l’affermazione dandola per scontata”. Anche qui: leggere due volte. Lui non l’ha detto, ha solo detto sì a chi ha domandato. Sarebbe grottesco ma è tragico, ed è l’inizio.