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Ballad, introspezione e pochi azzardi, Sanremo 2026 mette al centro sentimenti e percorsi personali, con rare incursioni nella critica sociale. Un Festival che preferisce la cautela alla rottura
Dal pop più classico alle contaminazioni urban, passando per suggestioni latine, rock e musica leggera, la 76ª edizione del Festival di Sanremo si presenta come una delle più varie sul piano sonoro. Carlo Conti, direttore artistico, l’ha definita una selezione "molto difficile", e l’impressione è che la complessità non stia tanto nei generi quanto nelle sfumature emotive.
A dominare i testi dei 30 Big in gara sono ancora una volta i sentimenti, ma declinati in forme diverse, amori che resistono, relazioni finite, nostalgia, fragilità personali. Accanto a questo nucleo centrale, affiorano anche critica sociale, ironia e riferimenti alla guerra, quasi sempre filtrati da esperienze intime più che da prese di posizione esplicite.









