Istrionico, visionario, esteta. Questo era Pinuccio La Rosa, uno dei perni siciliani dell’accoglienza e della ristorazione di qualità, scomparso oggi all’età di sessant’anni. Con lui se ne va una figura chiave dell’evoluzione turistica e gastronomica dell’isola, capace di tenere insieme concretezza e visione, identità e futuro. Imprenditore rigoroso e curioso, La Rosa ha attraversato oltre trent’anni di turismo isolano con lo sguardo sempre orientato un passo avanti. La sua storia affonda le radici nel 1953, quando il padre Serafino apre il Lido Azzurro a Marina di Ragusa, uno dei primi stabilimenti balneari organizzati della costa, oggi purtroppo andato distrutto in seguito al ciclone “Harry” che ha devastato le coste siciliane.
Da quella intuizione familiare nasce un’idea di ospitalità che Pinuccio farà propria, trasformandola in un progetto ampio e articolato, capace di unire cucina, accoglienza e valorizzazione del territorio. All’inizio degli anni Duemila, insieme al fratello Antonio, sceglie di investire nel cuore di Ragusa Ibla, riportando vita una “cattedrale” del barocco cittadino. Nasce così la Locanda Don Serafino, dedicata al padre, pensata fin dall’origine come luogo in cui la ristorazione potesse dialogare con architettura, memoria e paesaggio urbano. Un progetto pionieristico, costruito su tempi lunghi e su un’idea precisa di qualità.






