Chiara Petrolini è sana di mente, ma è fragile e in lei esiste un'immaturità emotiva che va curata, quasi fosse una bambina, perché corre il rischio di diventare vendicativa. È questo che ha stabilito la perizia psichiatrica disposta dal tribunale di Parma, che sta processando la ragazza per l'omicidio e la distruzione del cadavere dei suoi due figli appena nati. La relazione che le dottoresse Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli hanno affidato allo psicoterapeuta Mauro Di Lorenzo, segna un punto a favore dell'accusa, per cui la baby-sitter e studentessa di Traversetolo era perfettamente in grado di intendere e volere quando ha premeditato e compiuto i crimini che potrebbero portarla all'ergastolo.
Ancora prima che incominciasse il primo grado di giudizio, l'avvocato della 22enne, Nicola Tria, aveva depositato nell'autunno del 2024 una relazione di consulenza tecnica, dove il medico coinvolto aveva «intravisto una condizione psicopatologica afferente ai disturbi della personalità che, per gravità, è fortemente suggestiva di un riverbero sull’imputabilità». In altri termini, la difesa sosteneva che Chiara non si rendesse conto di quello che faceva, per esempio, quando ha partorito da sola e all'oscuro di tutti il suo secondogenito, recidendogli il cordone ombelicale senza poi suturarlo e causando, secondo quanto rilevato dall'autopsia, la sua morte.









