La notizia del suicidio dei suoi genitori gli è stata data in carcere, dove si trova da una settimana, con la terribile accusa di aver ucciso la moglie Federica Torzullo con più venti coltellate e di aver sotterrato il corpo in un terreno accanto all'azienda di famiglia. Claudio Carlomagno, dopo aver saputo della morte della mamma Maria e del padre Pasquale, è sorvegliato a vista nell'istituto di pena di Civitavecchia. Minaccia il suicidio, ma aggiunge di non avere il coraggio. A riferirlo è stato il suo difensore, l'avvocato Andrea Miroli, spiegando che adesso il suo «pensiero» va non solo a lui e a «come affronterà questa terribile notizia», ma anche al figlio di dieci anni che in pochi giorni ha perso la mamma, i nonni e «per molto tempo» il padre.
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L'avvocato, all'indomani del ritrovamento dei coniugi Carlomagno impiccati nella loro villetta, li definisce «vittime». «Questa vicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime - afferma - vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità, una discesa agli inferi che sono riusciti tragicamente a sopportare». Ritiene che «occorre rispetto e privacy» sulle «ragioni dietro a questo terribile gesto», spiegate in una lettera all'altro figlio. E lancia un monito: «Purtroppo ancora ieri però si leggevano sui social messaggi come 'quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro'. Leggendo questo e sapendo quanto la pressione mediatica possa turbare le coscienze di chi si trova a vivere queste tremende situazioni, dovremmo forse tutti esercitarci in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici».










