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Il convegno dei dem su "Al Fatah" con un uomo chiave dell'inchiesta "Domino" sui finanziamenti ad Hamas. Tra i relatori anche il discusso imam di Firenze Elzir
L'intreccio tra la sinistra e il mondo "ProPal" si fa sempre più fitto. Il 22 gennaio presso la sala Berlinguer della Camera, allestita ovviamente con i loghi del Pd, si è tenuto un evento in cui si commemorava il 61° anniversario di Al Fatah con il volto dello storico leader Yasser Arafat sul manifesto, e in cui si chiedeva la liberazione di Marwan Barghouthi, incarcerato da Israele nel 2002. Barghouthi ha una condanna a cinque ergastoli come mandante delle azioni svolte dalla Brigata dei Martiri di al-Aqsa, tra cui attacchi suicidi contro obiettivi militari e civili ed è considerato uno dei capi della prima e Seconda intifada.
A intervenire durante l'evento vediamo lo storico volto della sinistra Massimo D'Alema che, prima di parlare, sedeva in prima fila. Peccato che accanto a lui ci fosse Abu Omar (alias di Ahmad Mohammad Suleiman Mousa) che, come Il Giornale vi può dire in esclusiva, è stato perquisito e iscritto nel registro degli indagati per il reato 270 bis, che punisce la creazione, promozione, organizzazione, direzione o finanziamento di associazioni finalizzate al terrorismo (anche internazionale). È, infatti, uno dei protagonisti della maxi inchiesta "Domino" sulla cupola di Hamas in Italia in quanto referente della Abspp (l'organizzazione utilizzata da Mohammad Hannoun per raccogliere denaro da indirizzare ai terroristi per milioni e milioni di euro) per Roma e l'Italia centrale (in particolare le città di Macerata e Perugia), nonché collettore delle somme provenienti dall'Italia meridionale. Chi è che lo ha invitato e fatto entrare nei palazzi istituzionali? Difficile che qualcuno possa dire di non sapere chi fosse Abu Omar, essendo stato nominato più volte dal nostro giornale, l'ultima in relazione alla sua vicinanza con il centro culturale Al Huda, che sta costruendo una seconda grande moschea a Centocelle non senza grandi polemiche, ma anche per la "collaborazione" che si evince anche dalle carte della procura di Genova, con Sulaiman Hijazi, anche lui vicino a politici dell'opposizione, anche lui indagato per il medesimo reato.






