“Non rompere il c...o”, dice all’(ex) presidente della Repubblica De Santis, in cucina mentre consumano un brodino. Basterebbe questo momento finale a stampare nella memoria Coco Valori: pettinatura bianca cotonata, occhiali con montatura nera, donna sferzante, irruente, autonoma, critica d’arte, il personaggio-sorpresa di La grazia, accolta da applausi scroscianti in ogni presentazione del film, di simpatia immediata. Per alcuni, quella che nasconde la filosofia del film. A interpretarla è Milvia Marigliano ed è stata una bella mossa questa di Paolo Sorrentino di aver scelto, accanto ai protagonisti Toni Servillo e Anna Ferzetti, “Milvietta” come la chiama il regista, un’attrice che viene dal teatro, che ha fatto la gavetta, che è brava, ed ora è finalmente arrivata a risultati importanti.
“La verità è che Coco Valori è un ruolo scritto in modo così eccellente che me lo sono sentito subito ‘ncuollo, addosso”, dice Milvia Marigliano, milanese, origini paterne di Napoli. “Per noi attori è importante quando, e cito Testori, il verbo si fa carne, cioè la parola è scritta sugli attori come fa Sorrentino. Il suo è stato un grande dono, perché so che tante avevano fatto il provino per quella parte. Io credo di averlo ricambiato con il mio ritmo, la musica, la mia irruenza. Mi sono immaginata Coco come una donna libera e impegnativa e che per questo ha pagato il prezzo con la solitudine, ma anche una che se ne frega del potere, lo dissacra, sdrammatizza, e insieme ammira questo amico importante, il presidente, che ha quella serietà, quella sobrietà, riservatezza che un po' gli invidia e un po’ la attacca”.








