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Ultimo aggiornamento: 9:11

Ancora una volta l’impegno politico e sociale di Borja Iglesias non è stato compreso. “Spero tu muoia, fr*cio di m*rda”. E ancora: “Svergognato, vai a casa”. Il costante supporto dell’attaccante del Celta Vigo alla comunità LGBTQ+ ha un caro prezzo da pagare se sei un calciatore. Soprattutto se giochi in Spagna. Da anni vittima di insulti omofobi negli stadi (e sui social), contro il Siviglia è arrivato l’ennesimo attacco gratuito nei suoi confronti. Disponibile e sorridente all’esterno dello stadio – dopo la partita – per firmare maglie e autografi, alcuni notano le sue unghie colorate. “Continua a dipingerti le unghie, fr*cio”. La risposta sui social del classe ’93 è stata immediata. E ironica. “Strano, nel calcio non succede mai”. In sua difesa e appoggio, il Celta Vigo ha usato prima le parole. “Il rispetto non è negoziabile. L’odio non ha posto nel calcio. Orgogliosi di Borja, dentro e fuori dal campo”. Poi, i fatti. Contro il Rayo Vallecano, i “Carcamans Celestes”, gruppo di tifosi del Celta Vigo, hanno organizzato un’iniziativa che ha fatto il giro del web: “Questa domenica noi andremo allo stadio con le unghie curate e con lo smalto, chi si unisce?”. I presenti all’Estadio Balaídos hanno risposto alla grande. Compresi i compagni di squadra e la presidente Marián Mouriño Terrazo (che sulle proprie unghie ha anche fatto disegnare un panda, ovvero il soprannome di Iglesias sin dalle giovanili). La notizia più bella? Ovviamente non la vittoria per 3-0, ma il messaggio veicolato. Lo striscione “Un calcio all’omofobia” ne è la conferma.