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Al di là del differente sistema giuridico, ecco gli errori delle toghe rossocrociate
"Non si può capire cosa sta accadendo intorno alla tragedia di Crans Montana se non partiamo da una certezza: la magistratura svizzera sarà brava a occuparsi di finanza ma davanti a un crimine simile è del tutto inadeguata. Abbiamo assistito a scelte che in Italia sarebbero state impensabili". Non ha mezzi termini Vinicio Nardo, l'avvocato dei familiari di Chiara Costanzo, morta nel rogo del Le Constellation, nel raccontare l'incredulità dei difensori delle vittime italiane davanti alla gestione del caso da parte della magistratura elvetica. Una gestione di cui la libertà su cauzione concessa ai coniugi Moretti è solo l'ultimo capitolo, e - dal punto di vista legale - forse nemmeno il più grave.
Fin dall'inizio, fin dalle prime ore dopo il rogo del bar-discoteca, si sono inanellati una serie di decisioni della Procura cantonale che per i familiari delle vittime rischiano di condizionare pesantemente l'esito delle indagini. Differenze rilevanti tra la procedura penale italiana e il codice elvetico sono saltate agli occhi ripetutamente: come la possibilità della libertà su cauzione, che in Italia non esiste, e - dettaglio ancora più sorprendente - lo svolgimento delle indagini a porte aperte, con i difensori degli imputati autorizzati a assistere agli interrogatori, in modo da poter prepararsi a organizzare la linea difensiva.






