Cambiare le date delle vacanze scolastiche per destagionalizzare il turismo e far crescere il settore: niente più tre mesi estivi e 20 giorni a Natale ma pause più spezzettate durante tutto l'anno scolastico.
Tra i punti che la ministra del Turismo Daniela Santanché delinea a Milano al Forum internazionale del turismo c'è la revisione del calendario scolastico. Una rivisitazione di cui, al momento, non c'è però traccia al ministero dell'Istruzione.
"Intendiamo proporre un allineamento graduale del calendario scolastico a modelli europei più moderni - annuncia la ministra - per favorire i flussi interni. Il nostro calendario scolastico concentra le vacanze principalmente in due periodi dell'anno, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri Paesi occidentali, dove le pause scolastiche sono suddivise in modo più equilibrato lungo l'intero arco dell'anno. Questa peculiarità non agevola il turismo interno. Per questo, stiamo dialogando con il collega Valditara per avviare un percorso di confronto e lavorare su una graduale revisione dei piani scolastici". Dal dicastero di viale Trastevere, per la verità, smorzano un po' l'entusiasmo della ministra. Allo stato - fanno sapere - non ci sono proposte concrete su cui lavorare per la revisione del calendario scolastico ed eventuali proposte si valuteranno al momento opportuno. Al momento l'attenzione è sulla questione della violenza nelle scuole e sull'utilizzo dei metal detector per evitare che entrino armi. "Stiamo preparando una circolare con il ministro dell'Interno Piantedosi - conferma Valdiara - sarà una risposta alle richieste delle scuole. Su questo tema sarebbe grave dividersi: ho sentito di alcune polemiche da parte dell'opposizione ma si tratta di garantire la sicurezza dei nostri ragazzi e di chi lavora nella scuola. Il 60% dei giovani è favorevole ad introdurre dei controlli ed è logico, serve a garantire la loro sicurezza". Subito dopo la proposta di Santanché arrivano le critiche dell'opposizione: Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs, sostiene che non sia "pensabile tenere studenti e docenti in aula in territori dove non é raro assistere ad ondate di calore che portano le temperature sopra i 30 gradi già a giugno e ancora a settembre".












