L'educazione rischia di essere oggi uno dei settori più sottofinanziati a livello globale: secondo i dati dell'Ocha (l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari umanitari) nel 2024 è stato coperto solo il 29,8% dei fondi necessari, e nel 2025 appena il 24%.
Se le tendenze attuali non cambieranno, sostiene l'organizzazione no profit italiana indipendente WeWorld, gli aiuti internazionali all’educazione diminuiranno di 3,2 miliardi di dollari entro il 2026, facendo salire il numero di bambini e bambine fuori dalla scuola da 272 a 278 milioni.
Anche in Italia si potrebbe fare meglio e di più: secondo la Fondazione Openpolis, il nostro è il terzultimo Paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil.
Stando agli ultimi dati Istat su povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica non mancano 'importanti criticità' nel sistema di formazione: nonostante i miglioramenti registrati negli anni, l'Italia continua a collocarsi nelle posizioni di coda della graduatoria dei Paesi europei sia per la quota di persone con almeno il diploma (solo Spagna e Portogallo mostrano valori più bassi) sia per quella dei giovani laureati (solo la Romania presenta un valore inferiore).
E intanto Unicef Italia segnala che solo poco più di uno studente su quattro si sente coinvolto dalla scuola.






