La morte nel 2005 di Hunter S. Thompson aveva lasciato dietro di sé uno strascico di sospetti e polemiche: l’indagine ufficiale aveva concluso che il giornalista e scrittore si era sparato, ma la vedova Anita e varie personalità americane, fra cui l’attore Johnny Depp, suo grande amico, avevano respinto l’ipotesi e lottato per affermare una contro-verità, cioè che Thompson fosse stato assassinato. Poco prima di morire il giornalista e scrittore aveva annunciato imminenti rivelazioni sul coinvolgimento del governo di Washington negli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono.
La nuova indagine sulla tragedia
Nello scorso mese di settembre la vedova Anita aveva chiesto e ottenuto una nuova indagine da parte del Colorado Boureau of Investigation (la morte dello scrittore era avvenuta nello Stato del Colorado), affermando di avere nuove informazioni; ma la seconda indagine ha confermato i risultati della prima. C’è da scommettere che le polemiche non si spegneranno, tuttavia Anita Thompson non ha voluto rilanciarle: ha riconosciuto che la nuova inchiesta è stata «scrupolosa» e ha dichiarato che si è trattato di «un passo necessario per permettere a tutti di continuare a vivere con la coscienza a posto».






