A 24 ore dalle nomination per gli Oscar 2026, quelle che passeranno alla storia per il record di 16 candidature per Sinners, emergono alcune piccole dimenticanze e un certo eccesso di zelo (dai, 16 nomination per Sinners? Montaggio? Fotografia? Sul serio?). Intanto, la dimenticanza a cui più teniamo è quella del colossale, anzi imperiale, cattivissimo Hermann Göring che Russell Crowe impacchetta e stampa sui banchi del tribunale di Norimberga. Certo, il film è stato visto parecchio in Europa, ma quasi per nulla negli Stati Uniti, ma se qualche membro dell’Academy l’ha visto, davvero gli ha preferito il doppio Michael B. Jordan, tutto chiacchiere e muscoloni, o il lanciatissimo Wagner Moura di L’agente segreto? Misteri della fede, dell’industria e delle serie, Crowe continuerà a far concerti e si terrà stretta la statuetta vinta per Il Gladiatore venticinque anni fa.

C’è un’altra signorina piuttosto snobbata dall’Academy e si chiama Ariana Grande. Venerata come una madonnina piangente negli USA, la Grande aveva stupito il mondo finendo tra le nomination agli Oscar nel 2025 per Wicked. Poi sono bastati dodici mesi e lei, come tutto il pacco sequel Wicked: For Good, dopo 10 nomination nel 2025, rimane letteralmente a bocca asciutta. Certo, qualcuno potrebbe obiettare: ma l’avete vista la Grande nel sequel? E la Grande in Wicked? Certo, grazie. Regalone l’anno scorso, quindi quest’anno divano e popcorn con visione casalinga degli Oscar.