È troppa roba, di questi tempi, la ragazzina Iva Jovic per Jasmine Paolini, che pure riesce a limitare i danni in termini di punteggio e lascia la John Cain Arena con il 6-2 7-6 a sfavore. Colpa anche di problemi di stomaco: sotto 4-1 nel primo set, la lucchese chiede l’intervento del medico, al quale dice, più o meno: «Dopo il pranzo non ho digerito, mi sento il cibo qui, non riesco a muovermi». Le pasticche fanno il loro; nel secondo parziale è più reattiva, anche se Iva mantiene un’alta intensità e sale 4-2 con due break a favore. Jasmine non molla, lotta con determinazione e risale fino al 5-5, reggendo la pressione e approfittando di qualche sbavatura dell’americana. Sul 5-4 Jovic serve per chiudere il match, ma la numero 1 d’Italia reagisce con cuore e qualità e trascina il set al tie-break, nel quale però la virtuale numero 22 WTA (live ranking) prende il comando e chiude 7-3.

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23 Gennaio 2026

Iva Jovic ha 18 anni appena compiuti e un tennis che non chiede permesso. Colpisce piatto, è fulminea dentro al campo, aggredisce ogni palla come fosse quella del match point. Figlia della California con un cognome che racconta dell’altrove serbo-croato, porta in campo una calma quasi adulta, interrotta da improvvise accelerazioni che spostano l’inerzia degli scambi. Contro Paolini non arretra, non trema nel tie-break, sceglie. È questo che colpisce: la capacità di scegliere e rischiare. Non è sempre così, per ora, in ogni torneo. La settimana scorsa, nella finale di Hobart persa contro Elisabetta Cocciaretto, mi era apparsa spesso tremebonda. Oggi no, anche se resta il dubbio di che cosa sarebbe potuto accadere con Paolini senza problemi. Jasmine non torna subito da Melbourne: è ancora in corsa nel torneo di doppio al fianco della sua coach Sara Errani, che oggi è uscita dal tabellone del misto insieme al compagno Andrea Vavassori.