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Molti arresti, pure di mafiosi, annullati: il tribunale era troppo appiattito sull’accusa
Di questo parla il referendum: della mancata separazione delle carriere (sinora) e dell'appiattimento di giudici e pm in una sola corporazione. L'ultimo caso, sul Giornale di ieri, fa capire molto: due avvocati, durante un processo milanese per violenza sessuale, hanno trovato sul bancone del giudice una sentenza di condanna già impostata e comprensiva di valutazioni su persone che dovevano ancora essere ascoltate: quanto è bastato per mandare all'aria tutto e per giustificare il sospetto (il sospetto basta) che l'esito fosse già scritto e che le tesi del pm e del giudice potessero coincidere d'ufficio: perché un giudice non deve solo essere terzo, ma anche apparirlo.
Abbiamo, invece, tanti esempi del contrario. Il Tribunale del Riesame di Venezia, nel maggio scorso, ha annullato una richiesta di arresto (faccende di scommesse clandestine) per "generale e radicale appiattimento del giudicante rispetto alla richiesta dell'accusa"; la richiesta del pm risultava inglobata nell'ordinanza del giudice senza che fosse riconoscibile un suo vaglio critico; morale, tutti liberi.






