PADOVA - Le telefonate e le e-mail arrivano di continuo. A chiamare sono i genitori che chiedono agli agenti se il babysitter arrestato per aver avuto rapporti sessuali (alcuni dei quali anche ripresi) con dei bambini che gli venivano affidati, era stato il loro. E se quindi, in ultima istanza, quei bambini vittime di violenza, sono i loro figli. Una preoccupazione che fa il paio – e che in qualche modo offre spunti – con le indagini che i poliziotti della Squadra mobile stanno portando avanti per arrivare a ricostruire con definizione i paletti e le tinte (fosche) di quanto contestato dalla procura Distrettuale di Venezia, che ha aperto un fascicolo con le accuse di violenza sessuale e detenzione di materiale pedopornografico.
Analizzando il telefono del babysitter – un 27enne padovano di buona famiglia – gli agenti stanno provando anche a identificare le vittime immortalate dalle fotografie e dai filmati registrati dal ragazzo: per alcuni sarà possibile, dal momento che in certi video i bambini sono stati anche ripresi in volto; per altri no perché le immagini si stringono solo sulle parti intime. Ed è qui che le chiamate e le e-mail dei genitori si innervano con il lavoro di intelligence della questura guidata da Marco Odorisio: mamme e papà infatti potranno dire se il 27enne ha prestato servizio anche nelle loro abitazioni. L’incrocio di segnalazioni e report degli esperti informatici della polizia potrà anche definire il numero esatto delle vittime, permettendo loro di costituirsi parti civili in un futuro processo.






