Non bastano un paio di occhiali cool italo-francesi – modello Pacific S 01 Doublé Or dello storico marchio francese Henry Julien, acquistato nel 2023 dal gruppo italiano iVision Tech – per far dimenticare la propria debolezza in politica interna e internazionale, e non basta atteggiarsi da Tom Cruise in versione Top Gun per essere credibile nel ruolo di guida della fronda europea anti Trump sul dossier Groenlandia. Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, è sempre più isolato e impotente, non solo in Francia dove dall’inizio del secondo quinquennio non ha una maggioranza in Parlamento e la crisi economico-finanziaria è senza precedenti, ma anche in Europa, dove non lo ascolta più nessuno.
Il presidente che voleva incarnare la “grandeur” versione tecnocratica, il banchiere che voleva essere il nuovo Charles de Gaulle, si ritrova oggi solo, stretto tra un Paese che non lo segue e un continente che lo guarda con diffidenza. L’ennesima dimostrazione arriva dalla crisi sulla Groenlandia, trasformata da Macron in un palcoscenico geopolitico che però lo ha messo ulteriormente in difficoltà: sbeffeggiato da Trump in mondovisione e messo a distanza dalle altre cancellerie europee che non condividono la sua linea della fermezza (Germania e Italia preferiscono un approccio più diplomatico e meno conflittuale con il tycoon americano). Anche sul fronte interno, il dossier groenlandese è diventato un nuovo pretesto per metterlo all’angolo. A partire da Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale, che ha accusato l’inquilino dell’Eliseo di ipocrisia: «Macron finge di scoprire oggi il diritto internazionale in Groenlandia dopo averlo calpestato altrove, dall’economia sociale alle libertà interne».










