Tutti abbiamo i nostri scheletri nell’armadio. Persino Jannik Sinner col visino da angioletto e in modi sempre esemplari che ci fa sbandierare orgogliosi il tricolore al vertice del tennis. Alla vigilia del secondo turno degli Australian Open di stamattina alle 9 italiane (diretta Eurosport) contro James Duckworth che, per i 34 anni compiuti ieri, sogna di regalarsi lo scalpo del bi-campione di Melbourne, spunta fuori un audio del match di Toronto 2021 e un insolito «Ma che ca… urli?» del Profeta dai capelli rossi, dopo un errore di dritto festeggiato dall’avversario. Jannik, stanchissimo per il fresco successo di Washington perse all’esordio quell’unico match dei tre disputati contro l’88 ATP, transitato per troppi infortuni, 9 operazioni, e troppe delusioni per aver sperperato il talento di nonna Beryl Penrose (campionessa anni 50 di singolare e doppio dello Slam di casa).

Sinner, che col tempo ha imparato anche a gestire gli eccessi di avversari e pubblico, sa quant’è travolgente “down under” la passione dei tifosi, moltiplicata dalle birre e dall’euforia dell’estate, sia per gli eroi locali che per i rappresentanti della bandiera abbandonata per l’Eldorado. Perciò dovrà tenere a bada gli entusiasmi premendo da subito sull’acceleratore. Se infatti Alycia Parks esce brutalizzata dalla rimonta contro Alex Eala, spinta, letteralmente spinta, a bordo campo dalle intere Filippine, Zeynep Sonmez divide con la sua gente il merito dello storico terzo turno agli Australian Open Slam di una turca (bissando l’impresa di luglio a Wimbledon): «E’ stato irreale. Ho sentito il supporto della folla. Mi sembrava di giocare tutti insieme. All’inizio ero molto nervosa: giocavo contro una persona cui voglio davvero bene, e tutti quei turchi, così rumorosi e appassionati mi hanno fatto sentire come a casa». Con quell’alleato, la 23enne, 112 WTA, dopo le qualificazioni, supera Alexandrova e Bondar, e sfida la russa/kazaka Putintseva, che litiga platealmente con la torcida pro Haddad Maya.