L'uso a lungo termine degli inibitori di pompa protonica, una classe di farmaci comunemente usata per trattare disturbi dello stomaco come il reflusso acido e l'ulcera, non è collegato all'aumento del rischio di sviluppare il tumore dello stomaco. È quanto rileva uno studio del Karolinska Institutet di Stoccolma pubblicato sul British Medical Journal.

Farmaci sotto accusa dagli anni Ottanta

"L'uso a lungo termine di inibitori della pompa protonica è stato proposto come fattore di rischio per il cancro gastrico fin dalla loro introduzione, negli anni Ottanta", spiegano i ricercatori. Da allora, diverse ricerche sembravano aver confermato questo legame. Tuttavia, "questi studi sono ostacolati da importanti limitazioni metodologiche", sottolinea il team di ricerca. Il risultato è che, a oggi, "non è ancora chiaro se l'uso a lungo termine di inibitori della pompa protonica aumenti il rischio di adenocarcinoma gastrico".

Gli errori di metodo dello studio precedente

Il nuovo studio, che assicura di aver corretto - o ridotto al minimo - i difetti metodologici caratteristici delle precedenti ricerche, ha preso in considerazione oltre 17 mila casi di tumori dello stomaco (adenocarcinoma) confrontandoli con 172 mila persone senza neoplasia. L'analisi dei dati ha escluso ogni legame tra assunzione di farmaci e tumore. "I risultati di questo studio non supportano l'ipotesi che l'uso a lungo termine di inibitori della pompa protonica sia associato a un aumento del rischio di adenocarcinoma gastrico", concludono i ricercatori, che sottolineano che i risultati della ricerca sono di immediato interesse per i pazienti. La scoperta, infatti, "può offrire sollievo ai pazienti che necessitano di terapia a lungo termine con inibitori della pompa protonica nel trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo o per altre indicazioni", concludono.