TORINO. La vince Spallettone, a modo suo. Rimettendo al posto Mourinho e il Benfica (ricacciati a 2 punti dalla soglia d’accesso ai playoff) e andando a «chiappare» – per usare un termine che all’ex ct garba parecchio – la certezza di continuare l’avventura in Champions. La Juventus ha ora 12 punti (come l’Inter) ed è nel gruppo delle teste di serie agli spareggi. Può però anche cullare quantomeno la speranza di volare direttamente agli ottavi battendo il Monaco (mercoledì prossimo nel Principato) e confidando in qualche passo falso di chi la precede. Non è semplice, ma nemmanco ancora impossibile. A prescindere, resta comunque il fatto che le reti di Thuram e McKennie nella ripresa spazzano via i dubbi e le perplessità che la Juventus s’era riportata a casa da Cagliari.
Le pagelle della Juve contro il Benfica: Kalulu utile, Kelly salva, assist David
La Juve che scende in campo, peraltro, è identica a quella vista in Sardegna (eccetto Di Gregorio di nuovo titolare), ma – vien da sé – la partita si sviluppa in ben altro modo. Né senso unico, né dominio di possesso e costruzione. A tratti arrancano, i bianconeri. Aggrediscono epperò anche subiscono. Perché il Benfica aspetta, ok, ma poi riparte e lo fa con rapidità. Ne vien fuori, dunque, un equilibrio basculante: con azioni (ergo occasioni) di qua e di là, in cui i portieri si mettono in mostra più di chi li chiama in causa. E se è vero che i bianconeri partono con il piglio giusto (soprattutto Yildiz: due conclusioni insidiose), è altrettanto acclarato che gradualmente il Benfica prende confidenza e coraggio. Metri. E diventa ansiogeno. Panico al 23’ quando prima Di Gregorio e poi Kelly devono far miracoli su Sudakov e Pavlidis, panico al 25’ quando Prestianni conclude alto da posizione ottimale. Pure sul fronte bianconero non manca qualche buona chance, ma difetta la giusta determinazione per sfruttarle al meglio: Miretti conclude male di testa al 36’, David fa ancora peggio al 43’. Capita così di sentire il pubblico fischiare e vedere Spalletti prendersi sconsolato il capo tra le mani.









