Alta tensione e schermaglie in maggioranza dopo il mancato accordo sulla nomina del sottosegretario leghista Federico Freni alla presidenza della Consob.
"C'era un accordo di massima che Forza Italia ha messo in discussione, noi continueremo a portare avanti quel nome", è l'avvertimento del capogruppo della Lega alla Camera Ricardo Molinari. Dura la replica del portavoce azzurro Raffaele Nevi, che invita a "non dire bugie". "Non c'era alcun accordo - nemmeno di massima - recuperiamo uno spirito di leale collaborazione altrimenti le cose non funzionano", è la controffensiva di Forza Italia. Dove si lamenta un vizio di metodo. "Non siamo consultati", è il refrain. "Vogliono un nome loro, la smettano", la reazione della Lega. Che è pronta ad alzare i toni su più fronti. Sicurezza in primis, con un pressing continuo su Strade sicure ma anche sulle norme da inserire nel pacchetto allo studio del governo.
E un riverbero delle frizioni tra i partiti di maggioranza è tangibile anche nella discussione in commissione sul decreto Ucraina, atteso in Aula nelle prossime settimane. Con l'incognita aperta sul voto dei cosiddetti 'vannacciani'. Intanto, il nodo da sciogliere resta quello della Consob. Con la Lega che non sembra intenzionata a rinunciare al nome di Freni. Secondo fonti parlamentari, l'obiettivo di via Bellerio sarebbe quello di chiudere sulla sua nomina già nella prossima settimana. Così da inserire il seggio - lasciato eventualmente vacante da Freni alla Camera - nella partita delle suppletive di marzo, che riguarda già altri due leghisti: Alberto Stefani e Massimo Bitonci.












