BELLUNO - Un cielo infuocato di rosso e illuminato di verde sopra le Prealpi e le Dolomiti bellunesi, tra stupore e incredulità. È quanto accaduto nella notte tra lunedì 19 e martedì 20 gennaio e avvistato in gran parte della provincia: intorno alle 21.30 è stata osservata un'aurora boreale rara e spettacolare, visibile per oltre un'ora. Un fenomeno eccezionale alle nostre latitudini, documentato e spiegato da Alberto Riva, docente a contratto al Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell'Università di Ferrara. «Era già raro vedere un'aurora boreale a queste latitudini - spiega - ma quella di lunedì notte lo è stata ancora di più perché si trattava di un'aurora di protoni». Diversa dalle classiche aurore osservabili in Islanda o in Lapponia caratterizzate da archi e "vele" verdi ben definite, questa si presentava con forme più nebulose e pulsanti. «Nel cielo sopra Faverghera (in Nevegal, ndr) sono apparse chiazze luminose e colonne di luce visibili anche a occhio nudo, con il rosso dominante legato alla ionizzazione dell'azoto e sporadiche venature verdi, dovute all'ossigeno, segno di un'intensità insolita alle nostre latitudini. Il fenomeno è iniziato attorno alle 21.30 e si è protratto oltre le 23, con una fase più intensa di circa venti minuti. All'origine, una potente eruzione coronale di classe X diretta verso la Terra, che ha fortemente perturbato il campo magnetico terrestre, creando le condizioni ideali per l'aurora. Una differenza magnetica così marcata - sottolinea Riva - non l'avevo mai registrata nemmeno durante le aurore degli ultimi due anni e dire che ho vissuto in Norvegia per un anno e mezzo e non mi era mai capitato di vederla».