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Brignone, che impresa: 6ª nel gigante più difficile. "Ora non mi accontento più"

Quando ha tagliato il traguardo in luce verde, Federica Brignone si è finalmente sentita a casa. La, dove le spetta. Da dove il destino l'ha strappata 9 mesi fa, precipitandola in infermeria e all'inferno. Nel gigante più difficile e più lungo di Coppa, la tigre di La Salle ha chiuso settima nella prima manche e, alla ripresa, si è migliorata ancora, chiudendo sesta a 123. Ed è in quel frullo d'ali di poco più di un secondo che le son passati davanti quei quasi 300 giorni di risalita e di dolore costante. La gara è andata a Julia Schieb su Camille Rast (37/100) e Sara Hector (46/100).

Mika Shiffrin, quarta l'ha applaudita. Jannik Sinner le ha scritto. Il pubblico l'ha osannata: lei se l'è goduto tutto. Ogni applauso, ogni sventolio di bandiera. Così aveva salutato la stagione 2025, dove aveva dominato. Così, a fine marzo, aveva salutato i suoi fan che le intitolavano una pista a Courmayeur. Poi, pochi giorni dopo, ai campionati Italiani, quel boato si era trasformato nell'urlo del silenzio e di un crac gravissimo. "L'adrenalina ha bloccato il dolore: è un test positivo. Non credevo di essere così emozionata al cancelletto, ma sentendo tutta la gente che scandiva il mio nome, è stato difficile". Eppure lei è scesa come sa. Poche le indecisioni, anche nella curva a destra, dove la gamba sinistra, quella "piena di ferraglia", deve adattarsi al nuovo corso di vita. "Spingevo due curve e ne frenavo una, ma è normale. Mi mancano passaggi e allenamento, insomma la confidenza e l'abitudine alla gara. È stato un po' come rompere il ghiaccio ma di certo non mi accontento".