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Il confronto con il direttore Cerno sull'attualità. "Non vi siete omologati"
L'atmosfera è quella di un incontro tra vecchi amici, c'è la sensazione di appartenere a una comunità che, giorno dopo giorno, si ritrova tra le pagine del Giornale e che qui, tra i colli Euganei, dà concretezza al rito quotidiano della lettura. È la quindicesima festa dei lettori, tra chi lo legge fin dal primo numero perché fervente ammiratore di Indro Montanelli e chi, per anagrafica o lento innamoramento, lo acquista da meno tempo ma con lo stesso identico entusiasmo. Nelle parole dei lettori che abbiamo ascoltato in questi giorni, con i quali abbiamo scambiato idee e suggerimenti, emerge il ritratto di un'Italia che ha ancora voglia di discutere, di approfondire e, soprattutto, di libertà, parola che orgogliosamente viene ancora, e oggi più che mai, associata a il Giornale: "Non avete tradito il patto con i lettori". Sono fedeli a quell'esperimento corsaro voluto da Indro Montanelli contro il pensiero unico e ancora oggi cercano quelle vergature: al mattino si trovano nella hall a leggere l'edizione del giorno, tra un commento alla politica estera, uno alla magistratura e al referendum di prossima chiamata. "Sa, all'inizio non era così facile comprare il Giornale, non lo vendevano tutte le edicole ma solo alcune", ci racconta un'elegante signora, lettrice della prima ora, ricordando quando acquistarlo era una vera e propria dichiarazione di indipendenza intellettuale ma anche di appartenenza alla parte di Paese che non voleva omologarsi.






