Antonio Rossi e Jury Chechi non hanno bisogno di presentazioni. Il primo è una leggenda della canoa italiana, cinque Olimpiadi disputate e cinque medaglie olimpiche conquistate. Il secondo è il simbolo della ginnastica agli anelli, l’“uomo di ferro” capace di dominare una specialità che richiede forza, controllo e disciplina assoluta.Oggi entrambi hanno lasciato l’agonismo, si sono ritrovati durante la trasmissione Pechino Express e da lì è nata un’amicizia vera. I valori che lo sport ha inciso profondamente nel loro modo di vivere, allenarsi e rapportarsi al cibo.
Il punto di partenza della conversazione è semplice: che cosa significa oggi routine, lontano dalle gare, dai ritiri e dalle diete rigidissime? Non più una gabbia, ma una struttura flessibile, capace di dare equilibrio. Per Rossi la routine resta importante soprattutto nell’alimentazione. Anche se oggi è meno impostata rispetto ai tempi da atleta, alcune abitudini non sono cambiate: scegliere cibi che fanno stare bene e continuare a usarli nel tempo. Senza però rinunciare del tutto al piacere dello “sgarro”. Anzi, il cambiamento e l’eccezione fanno parte dell’equilibrio stesso. La routine è una base, non un limite.
Chechi annuisce, ricordando come le differenze tra discipline sportive abbiano inciso profondamente sul rapporto con il corpo. Nella ginnastica la magrezza era un requisito estremo, mentre in canoa anche il peso, se fatto di muscoli, poteva diventare un valore. Durante gli anni agonistici la fatica era enorme, fino a sette ore di allenamento al giorno, e il cibo diventava anche una ricompensa mentale. Non solo nutrimento, ma appagamento.







