Sullo sfondo c’è la bandiera internazionale dei popoli rom e sinti: azzurra e verde con una ruota rossa nel mezzo. Sopra, una colata di minacce a quello che per loro è un «assassino» ma per la gente perbene semplicemente un uomo che si è difeso dentro casa sua. L’allerta resta alta, altissima, sull’asse Torino-Lonate Pozzolo.

Fuori dalla villetta della famiglia Rivolta, dove Adamo Massa e sodali erano giunti in trasferta di lavoro (così ha spiegato uno dei cugini), c’è ancora la presenza fissa dei Carabinieri. Dopo la reazione a caldo, ovvero l’assalto al pronto soccorso di Magenta da parte di duecento nomadi, pure quella a freddo, ovvero il tam-tam social, non lascia dormire sonni tranquilli.

Aggiungiamoci pure la colpevolizzazione del proprietario di casa da parte di certi fini pensatori progressisti, della serie “un furto non vale una vita”, ed ecco servito il menù dell’alta tensione. «Dobbiamo stare tutti vicini alla famiglia Massa. Forza sinti, l’assassino deve pagare le più brutte cose. Noi sinti dobbiamo fare vedere chi siamo e come ci teniamo alle nostre famiglie e figli», si legge nel primo avviso. Ecco il secondo, in salsa biblica: «Ricordate che il ladro è stato perdonato da Gesù. Ed è entrato nel regno dei cieli con lui.