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Ultimo aggiornamento: 12:26

“Questo è uno dei più grandi onori della mia vita, il mondo è un posto più sicuro adesso”. Era il 5 dicembre e Donald Trump riceveva il premio Fifa per la pace come riconoscimento per “azioni straordinarie per la pace e l’unità” dall’amico Gianni Infantino durante la cerimonia dei sorteggi dei Mondiali 2026. Competizione che si giocherà proprio tra Usa, Canada e Messico. È passato un mese e mezzo e il mondo è attraversato da tensioni mai viste, dopo l’attacco di Trump in Venezuela e la sua intenzione di prendersi la Groenlandia. “Senza il Nobel non mi sento più obbligato alla pace”, ha dichiarato Trump in una lettera al primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre.

In mezzo ci sono un’operazione militare in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, le minacce a Iran, Messico, Colombia e appunto Groenlandia, territorio indicato come “necessario” dal tycoon per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Insomma, non proprio la situazione ideale a pochi mesi dall’inizio dei mondiali, con una serie di tensioni che potrebbero mettere a rischio la sicurezza durante la massima competizione per nazionali. E proprio di questo la Fifa dovrebbe preoccuparsi.