Maurizio Landini entra a gamba tesa nella campagna per il referendum.

E da Napoli lancia la sua invettiva contro la separazione delle carriere: "Perché non sorteggiamo i parlamentari? Perché non sorteggiamo i sindaci? Sarebbe bene che il governo non pensasse che i cittadini siano" dei "coglioni che non capiscono quello che sta succedendo. Questo referendum - sostiene - non c'entra nulla con la riforma della giustizia" ma "risponde a una logica totalmente politica".

Levata di scudi dal centrodestra, con il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che accusa il segretario della Cgil di "turpiloquio": "Gli slogan urlati e gli appellativi truci non giocano alla causa di chi vi fa ricorso, semmai ne svelano la povertà di idee e ragioni".

Ma il sindacalista non si ferma qui e accende i riflettori anche sui "12.000 lavoratori precari" della giustizia "assunti con il Pnrr, che vengono lasciati a casa. E' da anni che c'è mancanza di posti - ricorda - bisognerebbe fare investimenti sia in personale sia in tecnologie".

A rispondergli in blocco sono gli azzurri, i più strenui sostenitori della riforma: oltre alla "panzana che vorrebbe i magistrati sottoposti alla politica, il segretario raggiunge vette di ignoranza davvero difficili da eguagliare - punta il dito Giorgio Mulè - Perché non si sorteggiano anche i parlamentari? Perché i parlamentari sono espressione del popolo e trovano la loro legittimazione nel voto dei cittadini, i magistrati chiamati a far parte di un organo come il Csm non devono rappresentare nessuno".