VENEZIA - Chi sta accanto a una persona gravemente ferita, ad esempio a seguito di un incidente stradale, non è un soggetto collaterale ma una vittima riflessa, che merita a sua volta un adeguato e congruo risarcimento. È questo il senso di una recente sentenza, pubblicata pochi giorni fa, del Tribunale Civile di Venezia che ha riconosciuto alla moglie di un ciclista vittima di un incidente stradale a Martellago l'importante somma di 200mila euro.
Il sinistro risale a qualche anno fa. La donna non è stata coinvolta nell'incidente, non era presente al momento del sinistro. In caso di morte il risarcimento ai congiunti è una prassi normale. Non, per gli stessi familiari, in caso di lesioni gravi o gravissime. Il ciclista, finito suo malgrado al centro della drammatica ricostruzione, non è deceduto, ma ha subito macro lesioni e menomazioni importanti che perciò hanno stravolto la vita della moglie e del nucleo familiare. In via stragiudiziale la compagnia assicuratrice aveva risarcito alla moglie una cifra che, per la gravità dell'incidente, si può definire quasi "simbolica", ovvero circa 10 mila euro. Nulla di più. Da qui è partita la causa civile contro l'assicurazione, da parte della moglie del ciclista assistita dall'avvocato Matteo Andriollo. E la sentenza potrebbe essere destinata a fare scuola, e in qualche modo, giurisprudenza. Certamente apre una strada e possibilità.








