Prima della tragedia di Cordoba, la Spagna aveva già vissuto uno dei suoi disastri ferroviari più devastanti. Era il 24 luglio 2013, alla vigilia della festa di San Giacomo, quando il treno Alvia che collegava Madrid a Ferrol deragliò a soli quattro chilometri dalla stazione di Santiago de Compostela. Il bilancio fu drammatico: 79 morti e almeno 143 feriti tra i quali il venticinquenne italiano Dario Lombardo.

L'incidente avvenne alle 20.41, quando il convoglio - composto da otto vagoni e due locomotive - affrontò una curva stretta sotto il viadotto dell'autostrada principale della Galizia. Il treno viaggiava a circa 180 chilometri orari, più del doppio del limite di 80 previsto in quel tratto. L'impatto fu così violento che uno dei vagoni venne scaraventato a 15 metri dalla linea ferroviaria.

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Il macchinista, rimasto ferito lievemente, ammise agli agenti di essere entrato "forte" nella curva. Sul treno viaggiavano 218 passeggeri e quattro membri dell'equipaggio. I superstiti raccontarono di aver sentito il convoglio affrontare la curva, poi aprirono gli occhi circondati da cadaveri.

Nei giorni successivi emerse un profilo inquietante del conducente, Francisco José Garzon Amo. I media rivelarono la sua passione per la velocità, documentata sul suo profilo Facebook, chiuso successivamente per ordine del tribunale. L'8 marzo 2012 aveva pubblicato la foto del tachimetro di un treno lanciato a 200 chilometri orari con il commento: «Che goduria far saltare il radar della Guardia Civil. Bel casino per la Renfe (la società dei treni,ndr)». A chi lo avvertiva "ti prende la Guardia Civil" o gli scriveva "frenaaa che vai troppo veloce", aveva risposto: «Sono al limite, non posso andare di più sennò mi multano. Il tachimetro non è truccato!».