Prima la strazio dell'obitorio, dove giace il corpo di Youssef Abanoud in attesa dell'autopsia, poi l'incontro in Prefettura. Il padre del diciottenne accoltellato venerdì da Atif Zouhair in un'aula dell'istituto "Chiodo-Einaudi" di La Spezia porta con sé una foto del figlio con disegnate ali d'angelo su uno sfondo azzurro. «Non accettiamo le scuse della famiglia Zouhair - dice senza esitazione - Il ragazzo è diventato assassino a diciannove anni, l'educazione viene insegnata prima a casa e poi a scuola. Se non avesse ucciso Youssef, a venti o trent'anni avrebbe fatto di peggio. Ora deve restare in prigione».
Accompagnati dal questore Sebastiano Salvo, il padre e lo zio di Youssef sono saliti al primo piano del palazzo prefettizio dove hanno incontrato il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. «Abbiamo chiesto giustizia e hanno riconosciuto che ne abbiamo diritto. Ci hanno detto che stanno lavorando e che ci sarà un intervento rapido del governo per applicare la giustizia adesso, ma anche per evitare che ci siano altri episodi del genere». Serve una legge «subito, prima che ci siano altri morti», insistono i parenti del diciottenne. Una norma che tuteli gli studenti all'interno delle scuole. «La vittima non è una, sono cinque: tutta la famiglia, la mamma sta morendo di dolore».










