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Nel 2015 sul "Giornale" Vittorio Feltri sosteneva, fra i pochi, l'innocenza del fidanzato di Chiara Poggi

Per me Alberto Stasi è innocente. L'ho scritto subito, nell'articolo ripubblicato in questa pagina (uscì su il Giornale del 13 dicembre 2015). Contro di lui non c'è uno straccio di prova, anzi, negli atti ci sono indizi favorevoli alla sua innocenza. Fino a una certa ora, Stasi, il mattino del delitto, scrive la sua tesi di laurea. La tesi di laurea, non la lista della spesa. Roba che richiede concentrazione. Poi si alza e va a uccidere la fidanzata. Perché? Non si sa. Solo supposizioni. Infine, torna a casa e prosegue a scrivere la tesi di laurea, come niente fosse. E non è che scrive idiozie perché è sconvolto. No. Scrive cose perfettamente coerenti. Non mi pare possibile.

Conosco Alberto, il suo avvocato, Giarda, volle che ci conoscessimo. Andammo alcune volte a pranzo. Ancora lo frequento adesso che lavora fuori dal carcere. Ci siamo visti a cena di recente. Abbiamo parlato. Da subito, mi sono fatto l'idea che sia un bravo ragazzo. Sono sensazioni, per carità. Ma non è proprio il tipo che rompe la testa alla fidanzata. Ho sentito come parlava di Chiara, come la rimpiangeva. No, non credo per niente alla sua colpevolezza. Indagine e relativo processo furono a senso unico, e nonostante ciò Stasi venne comunque assolto in primo e in secondo grado. Ora l'inchiesta è riaperta, forse troppo tardi.