Nairobi - Nessuna sorpresa dall’Uganda. Le elezioni generali di Kampala del 15 gennaio hanno già sancito la vittoria a valanga di Yoweri Museveni, eletto per il settimo mandato consecutivo e proiettato al suo 40esimo anno ai vertici del Paese dell’Africa centro-orientale.
I dati rivelati il 17 gennaio dalla Commissione elettorale registrano il 72% dei consensi a favore dell’81enne Museveni, contro il 25% raggiunto dallo sfidante Bobi Wine, l’ex pop star 43enne che aveva già denunciato i rischi di un’elezione farsesca e sostiene di essere stato arrestato nella sera del 16 gennaio. L’opposizione respinge i risultati e invoca una reazione, ora agevolata dal ripristino di Internet dopo il blackout imposto dallo scorso 13 gennaio a Kampala, Il Panafrican solidarity network, un’organizzazione panafricana di attivisti, aveva contestato la tornata come priva di qualsiasi «credibilità» e annuncia nuove indagini sul voto.
L’Uganda fra boom economico e autocrazia
Il voto apre uno scenario in bilico per l’Uganda, circa 50 milioni di abitanti sul confine fra Africa centrale e orientale. Kampala gode di una stabilità sopra la media regionale, buoni rapporti internazionali e prospettive economiche lusinghiere, almeno nella loro proiezione macro.












