Nel cascinale c’erano attrezzature del valore di quasi 100mila euro per coltivare 1.800 piante di cannabis, pronte a essere trasformate in 160mila dosi e fruttare un milione e mezzo di euro. A proteggere quegli 800 quadrati metri di laboratorio sperduti nelle campagne di Balzola, in provincia di Alessandria, c’erano anche le sentinelle: immigrati senza permesso di soggiorno che dormivano su vecchi materassi e facevano la guardia al tesoro della banda, con tanto di botola d’emergenza per scappare in caso di controlli.

Un accorgimento che non è bastato, visto che i carabinieri di Casale Monferrato sono arrivati e hanno arrestato un italiano di 52 anni e due fratelli di 36 e 23 anni, di nazionalità albanese, clandestini e senza fissa dimora. Proprio in quel momento stavano caricando un furgone con quaranta sacchi di foglie a sette punte, per un totale di oltre 4 quintali di prodotto.

Ora le indagini continuano per rintracciare i complici dei tre arrestati ma intanto la centrale di produzione è stata sequestrata. E basta fare due passi fra i due piani di muri scrostati per capire quanto fosse tutto organizzato nei minimi dettagli: «La banda aveva lampade Uv, riscaldamento, bilancini, prodotti per i trattamenti, cisterne d’acqua per far maturare le piante – fa gli onori di casa il capitano Valerio Azzone, comandante della Compagnia di Casale – Avevano scelto questo edificio perché strategico dal punto di vista logistico: è direttamente collegato alla provinciale 26 e facilita il carico del prodotto».