Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 15:15
I braccialetti con test cromatico pensati per individuare droghe nei drink, presentati come uno strumento di difesa contro lo spiking (la somministrazione di alcool o droghe ad una persona a sua insaputa o senza il suo consenso), al momento non garantiscono un livello di affidabilità sufficiente. È quanto emerge da uno studio condotto dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato online come lettera al direttore sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Secondo i ricercatori, questi dispositivi “potrebbero essere migliorati” prima di un utilizzo realmente efficace e diffuso.
L’analisi mette in luce una performance disomogenea: i test funzionano in modo relativamente efficace nel rilevare la ketamina, mentre risultano poco o per nulla affidabili per altre sostanze comunemente utilizzate per adulterare le bevande. A incidere negativamente sono diversi fattori, a partire dall’interferenza cromatica dei cocktail, dalle condizioni di illuminazione tipiche di discoteche e locali notturni, fino a limiti di rilevamento non sempre chiaramente interpretabili e a una sensibilità variabile.






