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L'assassino sostiene di aver visto una foto della sua fidanzata con la vittima: l'immagine, stando ai parenti di Abanoub, sarebbe molto vecchia. Intanto, l'ufficio scolastico regionale ha disposto un'ispezione

A La Spezia ora è il momento del silenzio: c'è una comunità scolastica sotto shock per l'omicidio che si è consumato in classe all’istituto professionale Einaudi-Chiodo e ci sono tante domande che aspettano una risposta. Ma c'è anche rabbia per un delitto che si poteva evitare, per una vita che si poteva salvare. "Volevo ucciderlo. Lui non doveva permettersi di mettere sui social una sua foto assieme alla mia ragazza", avrebbe detto Atif Zouhair, marocchino, dopo il delitto. Sarebbe qui il movente di un omicidio senza senso, che si è consumato nei corridoi scolastici, con un'arma che l'assassino si è portato da casa, motivo per il quale ora gli investigatori propendono per la premeditazione. Ma probabilmente i social non c'entrano nulla, perché durante l'interrogatorio il marocchino avrebbe ha ammesso di aver colpito Youssef per le foto ma in quello che sembra un altro contesto: "Non doveva fare quello che ha fatto. Scambiare quelle foto con la ragazza che frequento"