La missione del Garante della Privacy in Giappone nel maggio del 2023 fu "un viaggio molto chiacchierato" tra i dipendenti della Autorità.

Una missione - scrivono i pm di Roma negli atti dell'indagine che coinvolge l'intero board - "il cui costo ufficialmente comunicato sarebbe stato di 34 mila euro , ma che, secondo fonti interne e documentazione informale, avrebbe superato gli 80 mila euro, di cui 40mila destinati ai soli voli".

Cifre lievitate e dovute, stando a quanto si legge nel decreto di perquisizione, al fatto che in quella trasferta andarono una "decina di persone tra interessati e accompagnatori". In base a quanto riferito da un testimone agli inquirenti nella missione in estremo oriente andarono "oltre alla vice presidente Cerrina Feroni (indagata ndr) anche due dirigenti di ruolo, l'allora segretario generale e un assistente di Feroni. Quest'ultimo - prosegue -, già assistente fino a qualche mese prima con qualifica di funzionario a tempo determinato, per questa missione ha ricevuto un incarico dirigenziale a tempo determinato per la durata se non ricordo male di soli due mesi".

Venne inoltre "assunto per tre mesi un conoscitore della lingua inglese". Una richiesta avanza proprio da uno degli appartenenti al Collegio finito ora nel registro degli indagati per le accuse di corruzione peculato. "Avrebbe richiesto l'assunzione - prosegue il teste - sebbene all'interno del Garante sia presente una figura che funge da interprete ufficiale e che, comunque, si occupa anche di privacy. Dopo la missione in Giappone, nel 2024, è stato bandito un concorso per l'assunzione di due traduttori".