Arrivare per ultimi non è necessariamente uno svantaggio. Può diventare, se gestito correttamente, un asset strategico. È questa la chiave di lettura con cui JB Perrette, ceo e presidente Global Streaming and Games di Warner Bros Discovery, presenta il lancio italiano di Hbo Max in questo colloquio con Il Sole 24 Ore. «Parliamo di vantaggio del last mover», spiega. «Abbiamo imparato molto da ciò che è venuto prima di noi».

La strategia, fa capire Perrette, è chiara: evitare la competizione sui volumi e concentrarsi su un posizionamento distintivo. «Non vendiamo oggetti. Vendiamo storie uniche», dice. Storie che «finora venivano percepite come storie di Sky qui in Italia. Ecco, con Hbo Max saremo più riconoscibili agli occhi degli utenti». Da qui la linea editoriale: «Non puntiamo a essere “di più”, ma “migliori”». Un messaggio, questo, che intercetta un mercato dello streaming ormai maturo. Anche per questo il modello di offerta segue una logica industriale consolidata: «Tre livelli e tre fasce di prezzo, più basso con pubblicità, intermedio senza pubblicità e premium». Sui prezzi futuri, l’azienda mantiene prudenza: «Per il 2026 ci sentiamo tranquilli», pur ricordando che «investire in grandi storie non costa poco». Quanto al confronto con Netflix, è affrontato in chiave di complementarità più che di scontro diretto: «Netflix lo vediamo in realtà come un complemento; è un po’ come la televisione, come la “basic cable” o come il “free-to-air”». Alla definizione di “utility”, la risposta è netta: «Sì, sono un’utility: molto ampia, un po’ di tutto per tutti, molto volume. Noi no». Hbo Max rivendica così un posizionamento premium, orientato a un pubblico adulto e familiare.