Le retribuzioni dei lavoratori hanno corso meno dell’inflazione nel periodo dal 2019 al 2024: la distanza cumulata è di 9 punti. Nonostante nel 2024 vi sia stato un modesto recupero - le retribuzioni contrattuali sono salite di 3 punti a fronte di un’inflazione di un punto - resta ancora molto da recuperare per tornare ai livelli pre Covid.

L’indice delle retribuzioni contrattuali è rimasto 9 punti al di sotto. Fatto 100 il livello dei prezzi nel 2019, nel 2024 esso si attesta a 117,4. Per l’indice delle retribuzioni contrattuali per dipendente, fatto 100 il valore medio del 2019, si arriva nel 2024 a 108,3 secondo l’analisi della dinamica retributiva dei lavoratori pubblici e privati realizzata dal Coordinamento statistico attuariale dell’Inps e dalla Direzione centrale Studi e Ricerche, presentato dal Civ dell’Inps.

I fattori che hanno contribuito alla stagnazione salariale

Ma oltre agli anomali livelli di crescita dei prezzi per la crisi energetica registrati nel biennio 2022 (l’inflazione cresce di oltre 8 punti e le retribuzioni contrattuali di poco più di 1 punto) e 2023 (inflazione +5,7% e retribuzioni contrattuali +2,9%), la stagnazione salariale è dovuta anche ad altri fattori, come la lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio di attesa per il rinnovo è di oltre due anni) e lo spostamento della struttura dell’occupazione verso i settori dei servizi caratterizzati da retribuzioni medie più basse.