TOKYO. Al termine dell’incontro nell’ampio salone di Kantei, la residenza del primo ministro giapponese, nel centro di Tokyo, Giorgia Meloni pubblica una foto sui propri profili social. Ci sono lei e la premier Takaichi Sanae in versione manga, gli occhioni grandi e il largo sorriso dei cartoni animati giapponesi. È la foto, ritoccata con un software, di una promessa di amicizia: tra due leader che sanno di incarnare una novità e hanno subito creato un’intesa basata su principi condivisi. Entrambe – lo mette in evidenza anche il documento congiunto finale - sono le prime donne a guidare i governi dei rispettivi Paesi, entrambe di destra e con un deciso orgoglio conservatore. Takaichi è vestita come Margareth Tatcher, stesso tipo di gonna e di giacca. Ed è al suo piglio molto decisionista che si deve un passaggio chiave nei sedici punti di cui è composta la dichiarazione comune al termine del bilaterale. Quando esprimono «grave preoccupazione per tutte le forme di coercizione economica, per l’uso di politiche e pratiche non di mercato e per l’imposizione di restrizioni all’export che interrompono le catene globali di approvvigionamento di beni e componenti chiave e causano altre distorsioni di mercato, inclusa la sovraccapacità». Una critica evidente alla guerra dei dazi scatenata da Donald Trump, che ha costretto a mesi di tensione, tra gli Stati Uniti e i suoi storici alleati.
Meloni -Takaichi, asse contro i dazi. Il Giappone spinge sulle critiche a Trump
Bilaterale a Tokyo, nel documento congiunto la “preoccupazione” per “pratiche non di mercato e restrizioni all’export”. Le due leader difendono “l’ordine inter…










