VALDOBBIADENE (TREVISO) - Centinaia di ordigni bellici, granate e proiettili, per la maggior parte inoffensivi. Ma sul tavolo da lavoro dov’è scoppiato il proiettile di fabbricazione austro-ungarica della Prima Guerra Mondiale che ha ucciso Attilio Frare, 56enne di Guia, c’erano almeno altri tre ordigni in buono stato di conservazione e potenzialmente funzionanti. La delicata bonifica del garage, iniziata già mercoledì, è proseguita così anche ieri: gli uomini dell’Arma hanno catalogato tutti i reperti, mettendo in sicurezza quelli potenzialmente pericolosi, anche con l’aiuto degli esperti del Centro Studi Ugo Cerletti di Conegliano, a cui spetterà il compito di stabilire se vi fossero oggetti di rilevanza e interesse storico.

Le operazioni sono state particolarmente lunghe, e probabilmente continueranno anche oggi, anche perchè ieri la compagna di Attilio Frare ha indicato agli inquirenti la presenza di un secondo magazzino. All’interno altri centinaia di residuati bellici che gli artificieri hanno dovuto controllare. Stando ai primi riscontri il 56enne mercoledì era al lavoro sul bancone del magazzino quando è stato travolto dall’esplosione che lo ha dilaniato all’altezza del torace tranciandogli braccia e gambe. A tradirlo sarebbe stato da un meccanismo caratteristico delle bombe austriache, che venivano sparate generalmente con dei mortai, il cui fondello, una volta attivato, si surriscaldava facendo esplodere l’ordigno. Proprio per evitare che i proiettili inesplosi fossero riutilizzati dalle truppe nemiche.