Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 17:42
Un Iran diverso da quello raccontato dalle allerte occidentali e da una parte della stampa internazionale. È l’immagine restituita dall’ex ambasciatrice Elena Basile, intervenuta a Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, dopo un soggiorno di dieci giorni nel Paese. Un viaggio che Basile ha raccontato anche in un resoconto pubblicato su Il Fatto Quotidiano e che, ai microfoni della radio, diventa una presa di posizione ferma contro quella che definisce una narrazione “quasi farsesca” degli eventi.
“Forse ora risulterò poco credibile, oppure verrò accusata di essere oltre che filoputiniana anche filo-ayatollah”, premette Basile, spiegando di essere partita “abbastanza preoccupata in virtù delle allerte dei ministeri degli esteri europei che fanno capire che se si va in Iran si rischia di essere subito arrestati e sbattuti in carcere”. Un timore legato a un contesto tipico di una guerra in “un paese sotto attacco continuo israelo-americano”, con l’Europa “allineata anche nell’interpretazione illegale di quanto sta succedendo nel negoziato sul nucleare”.
Eppure, una volta sul posto, il quadro che emerge secondo lei è diverso. “Io non ho trovato questo – spiega l’ex diplomatica – Ho trovato occidentali che camminavano per strada, dei turisti che non si sentivano in pericolo”. Basile racconta di aver attraversato il Paese, di essersi mossa a Teheran da un quartiere all’altro con una guida, ma decidendo autonomamente cosa vedere.Alla domanda del conduttore Gianluca Fabi su eventuali timori della guida, la risposta è secca: “No”. L’unica raccomandazione, precisa, è evitare le manifestazioni: “Non ci sono andata, non sono folle. È ovvio che se un occidentale va nelle manifestazioni, scatta fotografie alla polizia, pronuncia slogan contro il governo, rischia di essere arrestato”. Un rischio che, secondo Basile, vale anche per comportamenti vietati come bere alcol in pubblico.






