Il cromosoma Y, quello che determina il sesso maschile negli esseri umani, è al centro di un dibattito scientifico secondo diversi genetisti, il cromosoma Y è in declino da tempo. È piccolo, fragile e contiene appena una cinquantina di geni, contro le centinaia del cromosoma X. E soprattutto non si ricombina quasi mai con altri cromosomi, un limite che lo espone all’accumulo di mutazioni. Nel corso dell’evoluzione, avrebbe già perso la maggior parte dei geni originari.

Al suo interno, però, si trova un gene decisivo: SRY, l’interruttore che avvia lo sviluppo maschile nell’embrione umano. Intorno alla dodicesima settimana di gravidanza, questo gene attiva una cascata genetica che porta alla formazione dei testicoli e alla produzione di ormoni maschili. Senza SRY, il percorso biologico “di default” porta allo sviluppo femminile. La genetista Jenny Graves dell’Università La Trobe, una delle massime esperte mondiali di cromosomi sessuali, spiega che il cromosoma Y non è sempre stato così povero di geni. Circa 166 milioni di anni fa era simile al cromosoma X.

Da allora avrebbe perso circa 900 geni, a una velocità media di cinque geni per milione di anni. Seguendo questa proiezione, il cromosoma Y potrebbe teoricamente scomparire entro 11 milioni di anni. Una stima che ha diviso la comunità scientifica: alcuni ricercatori parlano di un declino irreversibile, altri sostengono che il cromosoma Y si sia ormai stabilizzato e non sia destinato a sparire. La natura, però, ha già sperimentato soluzioni alternative. Come racconta Graves in un articolo pubblicato su The Conversation nel 2022, esistono specie di roditori che hanno già perso completamente il cromosoma Y e continuano a sopravvivere. È il caso delle talpe arvicole dell’Europa orientale e dei ratti spinosi giapponesi (Tokudaia). In queste specie, il gene SRY è scomparso, ma il sesso viene determinato attraverso meccanismi genetici diversi, ancora poco conosciuti.