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Gianluca Cantalamessa della commissione Antimafia ha parlato di "quadro non solo grave, ma inquietante"

Il caso dei dossieraggi con il presunto coinvolgimento del capo dell'ex capo della Direzione nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, scatena le prime reazioni. In primis quella della Lega, con il senatore Gianluca Cantalamessa della commissione Antimafia che parla di "quadro non solo grave, ma inquietante". Chiaramente mette in luce il ruolo del partito di Salvini che sarebbe stato "oggetto di un vero e proprio spionaggio sistematico. Non siamo più nel campo delle ipotesi, ma davanti alla prova di un uso distorto e abnorme delle banche dati riservate dello Stato, utilizzate come un’arma per colpire il nostro partito".

Nelle duecento pagine di relazione della Commissione parlamentare Antimafia, depositata ieri, viene fuori una verità inquietante: e cioè l'esistenza di una "cellula" deviata della Dna. Il finanziere Pasquale Striano, con le sue centinaia di migliaia di accessi nelle banche informatiche riservate, non avrebbe agito in modo occasionale ma come un "agente sotto copertura". Pesanti sono i passaggi dedicati alle colpe dei vertici dell'epoca della Guardia di finanza e ci sono anche accuse non troppo velate ai giornalisti del Domani che avrebbero beneficiato dei dossier illegali. "I dossieraggi non nascevano da attività investigative, ma da accessi privi di giustificazione i cui contenuti finivano sistematicamente agli organi di stampa. Come abbiamo ribadito, è inaccettabile che sotto la gestione di De Raho la Procura Nazionale Antimafia sia diventata un terminale di pressione politica", continua Cantalamessa.