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La relazione del Parlamento: "Il magistrato era pienamente consapevole delle irregolarità in uso nel suo ufficio". L'intreccio con i giornalisti del "Domani"
Una cellula deviata all'interno della Direzione nazionale antimafia, nata e cresciuta con la consapevolezza del suo capo dell'epoca, Federico Cafiero De Raho: questa è la vera storia del "caso Striano" come emerge dalla bozza di relazione finale della Commissione parlamentare Antimafia, depositata ieri. In duecento pagine vengono elencati uno per uno gli accertamenti compiuti dall'Antimafia e le conclusioni finali sono esplosive. Perché dicono che il finanziere Pasquale Striano, con le sue centinaia di migliaia di incursioni informatiche nelle banche dati più delicate del paese, non agiva in modo "individuale e occasionale" ma come una sorta di "agente sotto copertura". Pesanti sono i passaggi dedicati alle colpe dei vertici dell'epoca della Guardia di finanza, come quelli che puntano il dito contro i giornalisti del Domani che beneficiavano dei dossier illegali prelevati dalla "talpa".






