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15 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:02

A pochi giorni dall’inizio dell’Australian Open, mentre Melbourne si diverte con il Million Dollar One Point Slam, il tennis mette in luce uno dei suoi lati meno chiacchierati. Nulla a che vedere con ranking, premi o polemiche arbitrali, ma qualcosa di molto più quotidiano e, proprio per questo, capace di accendere tensioni sottili: il tempo sul campo di allenamento. Alcune delle tenniste più importanti del circuito hanno affidato al Guardian parole insolitamente schiette su una consuetudine che, nei tornei di tutto il mondo, è regolata più dal buon senso che da norme scritte: non sforare, non monopolizzare, lasciare spazio a chi viene dopo. È una regola non scritta, ma sacra. E proprio perché non esiste un arbitro con il cronometro, tutto si gioca su equilibri fragili, sguardi, sospiri e piccoli gesti di diplomazia forzata.

Coco Gauff, numero tre del mondo, non fa mistero della sua irritazione. “Ci sono tenniste che vanno troppo per le lunghe. Se io sono in campo, chiedo l’ora al mio allenatore per regolarmi. Non mi piace sforare. Mi fermo anche un minuto prima, soprattutto se devono pulire il camp. – racconta – E poi, se la tennista continua a giocare e non si scusa, vi assicuro che prendo nota”. Il passaggio di consegne, in effetti, è uno dei momenti più delicati della giornata di un giocatore. Lo racconta anche Emma Raducanu, descrivendo la pressione che si accumula proprio sull’ultimo punto. “Sette volte su dieci si finisce per commettere un doppio fallo. È quello che è successo a me ieri a Melbourne, e ho fatto comunque un buon allenamento. – spiega – Forse si sente la pressione delle tenniste e dello staff che devono entrare in campo. Il punto finale di solito finisce per essere terribile o incredibile. Il cambio può essere imbarazzante, non è sempre piacevole”.