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Appena in astronomia compare qualcosa che non rientra immediatamente nei modelli standard, scatta un riflesso automatico: si tira fuori la parola “mistero”

Appena in astronomia compare qualcosa che non rientra immediatamente nei modelli standard, scatta un riflesso automatico: si tira fuori la parola “mistero”. Titoli sul mistero, articoli sul mistero, misteriose comete che diventano astronavi, in ogni caso “mistero” acchiappa, soprattutto i like. “Mistero” è una parola comoda, dentro cui si può mettere di tutto, soprattutto ciò che non si capisce cosa si speri di trovarci. Non è usata scientificamente, è una proiezione: l’idea che dietro ciò che ancora non spieghiamo debba esserci per forza qualcosa di nascosto e radicalmente diverso, “inspiegabile” anziché non ancora spiegato (la seconda cosa per gli scienziati è normale).

Comunque, vado al sodo, nuovo “mistero”: è il caso dell’oggetto oscuro tornato a circolare in questi giorni sui media scientifici anglosassoni: una struttura invisibile, individuata solo tramite lente gravitazionale, con una massa stimata di circa un milione di volte quella del Sole. Il risultato osservativo è stato pubblicato nell’ottobre 2025 su Nature Astronomy, all’interno di uno studio peer-reviewed che descrive in dettaglio l’analisi della lente gravitazionale e la stima della massa dell’oggetto oscuro. Il lavoro non attribuisce un nome specifico all’oggetto (strano, di solito è la prima cosa che fanno, con nomi molto facili da ricordare che sembrano password della CIA), e non propone conclusioni definitive sulla sua natura, limitandosi a mostrare che la distribuzione di massa dedotta è difficile da riprodurre con i modelli standard di strutture di piccola scala.